sabato 28 gennaio 2012

Premi Oscar 2012:Istruzioni per l'uso





E' tempo di Oscar! Ed anche quest'anno siamo giunti all'evento più atteso nel mondo del cinema globalizzato, che quest'anno raggiunge la ragguardevole età di 84 anni.
Sembra incredibile, ma per annunciare ed assistere alle nominations si deve notoriamente soffrire. 
Sarà perchè in tempi di crisi come questi il richiamo all'austerità si avverte in ogni ambito, ma francamente alzarsi alle cinque e mezza antimeridiane ( ora del Pacifico! ) di un  gelido 24 Gennaio 2012 mi è sembrto onestamente eccessivo.
Alla presenza delle maggiori testate giornalistiche del globo, la giovane e talentuosa ventunenne Jennifer Lawrence  (già candidata con merito lo scorso anno a un Oscar per "Un gelido inverno" di Debra Granik).
Ad affinacarla come compagno di sventure nell'ardua levataccia mattutina, la doverosa presenza di Tom Sherak, presidente dell'Academy of Motion Picture Arts and Science (AMPAS).
I risultati ottenuti sono ampiamente in linea con le previsioni: la parte del leone la fanno "Hugo Cabret" di Martin Scorsese (11 candidature) e "The Artist" di Michael Hazanavicius (10 candidature).
Al momento, pur non conoscendo gli esiti delle premiazioni, emerge una maggior considerazione dal punto di vista della mera arte cinematografica per "The Artist" (film, regia, sceneggiatura originale e due categorie attoriali); mentre la maggior parte delle nominations di "Hugo Cabret" risiedono nelle categorie tecniche (sonoro, fotografia, montaggio, effetti speciali).
In questo mare di nominations abbastanza "telefonate", non potevano mancare le sorprese, gli outsider; ed ecco spuntate una candidatura come miglior film per "The Tree of life" di Terrence Malik, Demiàn Bichir come miglior attore per "A better life" ed infine Rooney Mara per "Millennium - Uomini che odiano le donne".
Per quanto riguarda presenze ed assenze di noi italiano alla kermesse, colpisce la mancata nomination di Terraferma di Crialese come miglior film straniero; mentre in lizza per l'Oscar, alfieri della bandiera, troviamo Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo candidati all'Oscar per la miglior scenografia in "Hugo Cabret" ed infine Enrico Casarosa per il cortometraggio animato La Luna.
Per i fan accaniti ricordiamo che La cerimonia premierà i migliori film usciti nel corso del 2011, e come sempre, negli Stati Uniti, andrà in diretta sul canale ABC.
Inizialmente l'evento doveva essere presentato dall'attore comico Eddie Murphy, ma con le dimissioni del produttore esecutivo Brett Ratner dopo diverse critiche rivolte per una frase contro gli omosessuali, anche Murphy ha rinunciato al ruolo propostogli. Subito viene fatto il nome di Billy Cristal che, con l'edizione in programma, andrà a condurre per la nona volta la Notte degli Oscar.
Beh, come al solito non resta che attendere i verdetti.... e voi avete già decretato i vostri vincitori?




Per completezza, segue la lista delle candidature per il 2012:



MIGLIOR FILM
The Artist
The Descendants
Molto Forte, incredibilmente vicino
The Help
Hugo
Midnight in Paris
Moneyball
The Tree of Life
War Horse
MIGLIOR REGIA
The Artist - Michel Hazanavicius
The Descendants - Alexander Payne
Hugo - Martin Scorsese
Midnight in Paris - Woody Allen
The Tree of Life - Terrence Malick
ATTORE PROTAGONISTA
Demián bichir - A Better Life
George Clooney - The Descendants
Jean Dujardin - The Artist
Gary Oldman - Tinker, Taylor, Soldier, Spy
Brad Pitt - Moneyball
ATTORE NON PROTAGONISTA
Kenneth Branagh - My Week with Marilyn
Jonah Hill - Moneyball
Nick Nolte - Warrior
Christopher Plummer - Beginners
Max von Sydow - Extremely Loud & Incredibly Close
ATTRICE PROTAGONISTA
Glenn Close - Albert Nobbs
Viola Davis - The Help
Rooney Mara - The Girl with the Dragon Tattoo
Meryl Streep - The Iron Lady
Michelle Williams - My Week with Marilyn
ATTRICE NON PROTAGONISTA
Bérénice Bejo - The Artist
Jessica Chastain - The Help
Melissa McCarthy - Bridesmaids
Janet McTeer - Albert Nobbs
Octavia Spencer - The Help
MIGLIOR FILM STRANIERO
Bullhead - Belgium
Footnote - Israele
In Darkness - Polonia
Monsieur Lazhar - Canada
A Separation - Iran
FILM D’ANIMAZIONE
A Cat in Paris
Chico & Rita
Kung Fu Panda 2
Il gatto con gli stivali
Rango
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
Man or Puppet - The Muppet
Real in Rio - Rio
MIGLIORI SCENOGRAFIE
The Artist
Harry Potter and the Deathly Hallows - Part 2
Hugo
Midnight in Paris
War Horse
MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
The Descendants (Paradiso Amaro)
Hugo
The Ides of March
Moneyball (L’arte di vincere)
Tinker Tailor Soldier Spy (La talpa)
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
The Artist
Bridesmaids (Le amiche della sposa)
Margin Call
Midnight in Paris
Una seprazione
MIGLIOR FOTOGRAFIA
The Artist
The Girl with the Dragon Tattoo
Hugo
The Tree of Life
War Horse
MIGLIORI COSTUMI
Anonymous
The Artist
Hugo
Jane Eyre
W.E.
MIGLIOR MONTAGGIO
The Artist
The Descendants
The Girl with the Dragon Tattoo
Hugo
Moneyball
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ANIMATO
Dimanche/Sunday
The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore -
La Luna
A Morning Stroll
Wild Life
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO LIVE ACTION
Pentecost
Raju
The Shore
Time Freak
Tuba Atlantic
MIGLIOR DOCUMENTARIO
Hell and Back Again
If a Tree Falls: A Story of the Earth Liberation Front
Paradise Lost 3: Purgatory
Pina -
UndefeateD
MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO
The Barber of Birmingham: Foot Soldier of the Civil Rights Movement
God Is the Bigger Elvis
Incident in New Baghdad
Saving Face
The Tsunami and the Cherry Blossom
MIGLIOR TRUCCO
Albert Nobbs
Harry Potter and the Deathly Hallows Part 2
The Iron Lady
MIGLIOR COLONNA SONORA
Tintin - John Williams
The Artist - Ludovic Bource
Hugo - Howard Shore
Tinker Tailor Soldier Spy - Alberto Iglesias
War Horse - John Williams
MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Drive
The Girl with the Dragon Tattoo
Hugo
Transformers: Dark of the Moon
War Horse
MIGLIOR SONORO
The Girl with the Dragon Tattoo
Hugo
Moneyball
Transformers: Dark of the Moon
War Horse
MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Harry Potter and the Deathly Hallows Part 2
Hugo
Real Steel
Rise of the Planet of the Apes
Transformers: Dark of the Moon

mercoledì 25 gennaio 2012

J. Edgar


J.Edgar,  (USA 2011 , 137 ')
Regia: Clint Eastwood
Genere: drammatico
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Armie Hammer, Naomi Watts, Josh Lucas, Lea Thompson

Il film tratta della vita di John Edgar Hoover e di come divenne il primo direttore di una delle più famose agenzie investigative del mondo: l'FBI. J.Hoover la ereditò nel 1935 quando ancora era conosciuta col nome di BOI (Bureau of Investigation); fu soltanto grazie alla sua intraprendenza di leader (spesso anche ai limiti dello spionaggio interno legale) che il Bureau riuscì ad ottenere piena giurisdizione in ambito federale in tutti gli Stati.
In quarantotto anni di direzione dell'FBI, J.Edgar (DiCaprio) ha potuto interagire con i fatti più importanti della storia contemporanea degli Stati Uniti d'America e durante il film vengono narrati i più salienti da egli stesso, ovviamente secondo la sua versione autobiografica. Puntualmente sbugiardata dal piùccheamico di sempre nella vita e nel lavoro: Clide Tolson (Hammer).
La lotta interna ai filo-comunisti durante il maccartismo; gli spettacolari arresti ai danni del crimine organizzato dilagante dopo la Grande Depressione del 1929; la cattura e l'uccisione di John Dillinger ad opera di Melvin Purvis (obbligatorio visionare Nemico Pubblico di Michael Mann per ottenere un quadro d'insieme); la gestione del rapimento di Baby Lindberg. Questi alcuni dei temi storici affrontati con grande dovizia di particolari nei dialoghi incalzanti; merito di una sceneggiatura magistrale; opera di Dustin Lance Black, già sceneggiatore per Milk : curioso che un mormone rediga in meno di quattro anni due scritti sull'omosessualità.
L'intento di Eastwood non è quello di costruire una cronaca rigorosa di J.E.Hoover bensì di illustrarci chi è J.Edgar: un uomo dalla personalità estremamente complessa, un'affilata mente politica capace di tenere in pugno ben otto presidenti americani ma anche un ragazzo in perenne lotta con le sue fragilità interiori opportunamente represse da un complesso di Edipo grande come la Casa Bianca.
Clint Eastwood è maestro nell'introspezione sui suoi personaggi palesando la sua dote migliore con la delicata bellezza delle sue immagini, che trova soprattutto espressione quando assistiamo alle scene di intimità , e J.Edgar non è scevro da questa dinamica. La cena privata a casa dell'amico Clide meriterebbe di per se stessa un Oscar. 
La visione e l'ideazione di J.Edgar possono quindi offrirci un ulteriore tassello per costruire e comprendere la poetica cinematografica dell'Eastwood-regista: un uomo estremamente attratto dalle figure forti, arcigne, rocciose e spigolose; ma che in realtà sono in grado di racchiudere nel proprio Io un oceano complesso di emozioni in grado di rendere tangibilmente umani i personaggi da lui concepiti. 
In questo Walt Kowalsky di Gran Torino, Frank Dunn di Million Dollar Baby e J.Edgar rappresentano una sorta di archetipo per il regista, che indubbiamente riversa nelle sue creature le influenze dell'Eastwood-attore (due volti della stessa medaglia), capace di ruoli eccelsi come l'uomo senza nome nella trilogia del dollaro di Sergio Leone.
In ultima analisi, J.Edgar emoziona e pone una nuova tacca sul cinturone dei successi del maestro Eastwood.

Stelle (da 1 a 4) = 3 e 1/2

martedì 24 gennaio 2012

Shame


Shame, ( UK 2011 , 99 ' )

Regia: Steve McQueen
Genere: drammatico
Interpreti: Michael Fassbinder; Carey Mulligan; James Badge Dale; Nicole Beharie

Brandon ( Fassbinder ) è un brillante uomo in carriera che vive a New York ed ha un perfetto appartamento da yuppie del 2000; inoltre Brandon soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo che lo fa continuamente pensare ed agire in funzione del sesso. Succede quindi che la sua routine sia scandita da notti bollenti passate fra cosce a pagamento, riviste pornografiche, DVD di dubbio gusto e nel cercare spasmodicamente il coito (molto spesso autoprodotto) nel bagno dello studio durante la pausa caffè.
La vita di Brandon viene improvvisamente turbata con l'arrivo sorella minore Sissy (Mulligan), bisognosa di un posto dove dormire e di una spalla fraterna su cui piangere e che ben presto non tarderà a testare il talamo di Brandon nientemeno che con il suo capo David (Badge Dale).
Finale aperto per una storia di desolazione, solitudine e sofferenza interiore dove non si lascia spazio alla riflessione ed in cui i frenetici ritmi della città non aiutano i protagonisti ad avvicinarsi e parlare. 
Le scene ci sbattono in faccia i più brutali istinti autolesionisti che non hanno tempo e che si consumano in taglienti bagni troppo bianchi, asiatiche alcove, oscuri anfratti rosso porpora dove una fellatio viene eseguita in maniera non ortodossa oppure mentre si fa una tenaglia al bar davanti a tutti con la facilità con cui si si beve un Martini. Triste Liza Minelli dei giorni nostri ( ascoltare e vedere per credere ).
McQueen torna alla sua seconda esperienza lavorativa con Fassbinder dopo "Hunger" del 2008 e conferma la perfetta empatia costruita fra i due dimostrando che la qualità della recitazione va come sempre ben oltre il dialogo e che il vero banco di prova per un attore non sono le battute bensì la mimica facciale. Pienamente meritata la Coppa Volpi di Fassbinder di quest'anno alla Mostra del Cinema di Venezia; d'altro canto il giudizio dell'opera di McQueen non può focalizzarsi soltanto sulle grandi doti dell'attore.
Il collaterale punto di forza della pellicola, in grado di farci introiettare nella mente di Brandon, risiede certamente nella scelta del regista di basare quasi tutte le scene sui primi piani di lunga durata, quasi di una violenza inaudita. 
Plauso al direttore della fotografia, Sean Bobbit ( ! ), il quale ha saputo conferire ad una città caotica e mai quieta come New York una valenza "europea" più adatta agli scenari drammatici, e lo fa grazie ad una completa alienazione dei luoghi in cui si svolgono le vicende di Brandon: non è NYC, Brandon è ovunque. 
L''intento è certamente quello di denunciare una realtà difficile a tutt'oggi ancora taciuta per vergogna o ignorata, tuttavia la sceneggiatura non presta il giusto mordente ad un soggetto che invece avrebbe rabbia da vendere proprio perchè affronta una tematica attuale e nuova, figlia dell'iperstimolazione di internet e dell'era digitale.
Il plot semplicemente non si svolge; non assistiamo a punti di cambiamento focale nella vita di Brandon alla quale lo spettatore assiste senza poter attuare la consueta catarsi che è insita in ogni dramma.
Niente svolte, soltanto un finale aperto che McQueen poteva risparmiarsi.

Stelle (da 1 a 4) = 2 


sabato 21 gennaio 2012

Aspettando "Lo Hobbit"

                                    

Il fermento sul web cresce alla velocità della fibra ottica diffondendo l'ansia dell'attesa sulle pagine di ogni blog dedicato o sui profili facebook di chi davvero non riesce a fare a meno di attendere l'uscita del nuovo film di Peter Jackson: Lo Hobbit.
Questo romanzo si colloca nella sconfinata galassia fantasiosa della produzione di J.R.R.Tolkien e narra la catena di eventi che precedono le vicende della trilogia del Signore degli Anelli. 
La storia incomincia nel modo più tranquillo possibile, Bilbo spippacchia la sua erba sull'uscio di casa quando arriva Gandalf che gli propone di prendere parte ad un' avventura, lo hobbit esita in un primo momento di fronte alla proposta dello stregone dicendo che gli hobbit sono gente tranquilla, non avvezza alle avventure, da lui definite "Brutte fastidiose scomode cose". Tuttavia il giorno dopo fa la conoscenza di un gruppo di nani cappeggiato dal famosissimo Thorin Scudodiquercia e 12 amici, che se elencanti in sequenza sembrano una formula magica degna del miglior Mago Otelma: Balin, Dwalin, Kili, Fili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur e Bombur.
La faccenda prende una brutta piega per Bilbo che si ritrova tutti questi ospiti in casa e si ritrova irrimediabilmente impelagato in questo viaggio inaspettato.

All'indomani dell'enorme successo ottenuto da Peter Jackson con la trilogia del Signore degli Anelli, subito il pubblico ed i media si sono interrogati riguardo all'eventualità di realizzare l'adattamento de Lo Hobbit in due parti, le quali sarebbero uscite rispettivamente a dicembre 2011 e a dicembre 2012 tramite la New Line Cinema e la Warner Bros. A seguito dei ritardi riportati dalla situazione finanziaria della MGM, le case di produzione hanno posticipato l'uscita dei due film a dicembre 2012 e a dicembre 2013. Nel corso del 2011, Jackson ha rivelato il titolo della pellicola, The Hobbit: An Unexpected Journey.
La sceneggiatura del film è stata scritta da Peter Jackson, Fran Walsh, Guillermo del Toro e Philippa Boyens


Jackson ha parlato della prima parte della storia descrivendola più "divertente e avventurosa" (ovvero simile a quella descritta nel romanzo originale), mentre la seconda più "drammatica ed epica" con uno stile di narrazione tipico de Il Signore degli Anelli. Contrariamente al romanzo, il film e il suo seguito avranno molti collegamenti e riferimenti alla trilogia ideata da Jackson, come ad'esempio la presenza di Ian Holm ed Elijah Wood all'inizio del film, rispettivamente nei ruoli di Bilbo anziano e di Frodo Baggins. La trama, inoltre, è stata estesa con fatti presenti in altre opere di Tolkien e nelle sue interminabili appendici ai libri.
Insomma, Peter Jackson ha le carte in regola per poter snocciolare un nuovo blockbuster di riferimento nel mondo della cinematografia fantasy.

Le prime dichiarazioni ufficiali provengono da Elijah Wood, in occasione del Sundance Festival del 2012.
Ecco alcune delle sue frasi riportate da un articolo uscito il 19 Gennaio scorso sul Salt Lake Tribune :

 “Ho già girato la mia parte. Sono stato sul set per un mese. In realtà non abbiamo impiegato molto per le mie scene. Si è trattato più che altro di farmi una piccola vacanza e incontrare vecchi amici”.
“Erano passati 11 anni da quando avevo messo piede a Hobbiville. Ho compiuto 19 anni lì. E’ pazzesco. Ero sulla collina a guardare gli smial e ho pensato, ‘Ho compiuto 19 anni proprio qui e adesso ne ho 30′. E’ stato stranissimo. E molti dei vecchi componenti della troupe erano lì, il che ha reso tutto ancora più bizzarro. E’ stato come tornare indietro nel tempo. Davvero straordinario”.


Inoltre l'attore ha avuto modo di tranquillizzare i fedelissimi puristi del romanzo fantasy, che come al solito non hanno tardato a farsi sentire circa la presenza del personaggio di Frodo in una scena del film:
 “E’ una scena adorabile, molto adeguata. Hanno gestito la cosa in modo intelligente, è una bella aggiunta alla storia”.
Non resta che aspettare dicembre 2012 per intraprendere con il giovane Bilbo il suo viaggio inaspettato.






venerdì 20 gennaio 2012

Sogno o son mesto?


L'attualità del Sogno, l'emozione del surreale che diventa scena e ci trasporta in mezzo al mare dell'inconscio si fa beffe del nostro presente e ci ricorda quanto era più bella un'era in cui il cinema era poesia.

Grazie Federico.








lunedì 16 gennaio 2012

Le idi di marzo

Le idi di marzo, ( USA 2011 , 98 ' )Regia: George Clooney
Genere:drammatico
Interpreti:Ryan Gosling, George Clooney, Evan Rachel Wood,Marisa Tomei, Philip Seymour Hoffman,PaulGiamatti,Jeffrey Wright

Stephen Meyers ( Gosling ) è un giovane e brillante addetto stampa per la campagna elettorale di Mike Morris ( Clooney ), governatore della Pennsylvania e candidato democratico alla presidenza, in competizione contro il senatore dell'Arkansas Ted Pullman. I candidati sono in campagna elettorale in Ohio, ed entrambi i loro staff stanno cercando di ottenere l'approvazione del senatore democratico della Carolina del Nord Franklin Thompson, che può far ottenere a uno dei due candidati la vittoria alle primarie.Il geniale talento politico di Stephen verrà posto alla mercè di due navigati organizzatori di campagne fra loro contrapposti dal modo di agire ma uniti dal medesimo colore politico: da una parte Paul   ( Seymour Hoffman ) al servizio di Morris e dall'altra Tom ( Giamatti ) al servizio di Pullman. Uno scandalo sessuale complicherà gli eventi.Clooney si ripete confermando le sue grandi doti realizzative di regista nel momento in cui si cimenta con un ben preciso genere di cinematografia molto caro all'artista americano: quello della denuncia e dell'impegno civile. Il talento del giovane Gosling convince, belloccio ma con gli artigli, ne vedremo delle belle in futuro ; a sorreggere il protagonista un cast robusto che conferisce struttura alla recitazione. Seymour Hoffman e Giamatti riescono a creare realtà in qualunque situazione: ormai consacrati nell'olimpo dei grandi.Tutti gli uomini di George Clooney.
Plot ben articolato che si sviluppa nei tempi giusti; precisa inquadratura delle caratteristiche dei personaggi attraverso una sceneggiatura stringente del tutto focalizzata allo svolgimento dei dialoghi.
Niente fronzoli in una pellicola in cui la fanno da padrone i contenuti politici.
Il regista ripete assolutamente la soddisfacente performance di Good Night, and Good Luck del 2005 presentato a Venezia.Assolutamente dovuto lo spunto di riflessione sulla figura del governatore Morris, chiara trasposizione nel reale dell'attuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Clooney non esita a dimostrare la sua delusione ed il suo diasappunto nei confronti di un Presidente che da tutti era stato investito di una valenza messianica e che invece ha dimostrato l'inconsistenza delle sue tematiche attraverso una serie di fallimenti.
Ben fatto. Quadrato.

Stelle (da 1 a 4) = 3 e 1/2

The Tree of Life

The Tree of Life, ( USA 2011 , 138 ' )
Regia: Terrence Malik
Genere: drammatico
Interpreti: Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain


Famiglia texana standard degli anni Cinquanta, giovane middle class agli albori. Si assiste alla progressiva crescita di Jack: dall'innocenza e dalla bellezza della vita sperimentata nell'infanzia, alla prima adolescenza segnata da un padre eccessivamente spartano sino alla disillusione dell'età adulta. Nell'anniversario della morte del fratello intraprenderà un cammino interiore per comprendere il significato della vita e raggiungere la riconciliazione con il padre.Le facoltà comunicative sviluppate dalla regia vanno ben oltre i canoni della cinematografia contemporanea.Il focus della pellicola non vede il suo impianto portante nella narrazione e negli sviluppi degli effetti della trama; bensì nella continua creazione di un' iconografia emozionale e sensoriale, specchio dei ricordi e dei sentimenti di Jack.Avvicinandoci in punta di piedi alla poesia visiva di Terrence Malick si riesce a scorgere un punto di riflessione che trae spunto dalle vicissitudini di Jack per spiccare il volo verso vette speculative più alte: il mito della creazione e della fine del mondo passando per la sua eterna palingenesi; la speranza ancestrale della vita dopo la morte; la redenzione.Le immagini scelte dal direttore della fotografia Emmanuel Lubezky ( già collaboratore di Malick nel 2005 per The New World ) mutano radicalmente la loro funzione rispetto alla cinematografia convenzionale: non sono più fruibili passivamente in quanto portatrici di un contenuto pre-confezionato bensì devono essere considerate come un punto di partenza per le riflessioni e le emozioni del pubblico tentando un esperimento di empatia estrema col regista.Si attinge a piene mani e senza veli a "2001:Odissea nello Spazio" ed all'ultimo capolavoro di Clint Eastwood "Hereafter", soprattutto nel finale.Al di là della bellezza dell'opera, meritatamente insignita con la Palma d'Oro a Cannes nel 2011, gli intenti del regista devono comunque fare i conti con una eccessiva soggettività che non sempre coinvolge il pubblico. E' necessaria una certa serenità per poter apprezzare pienamente la pellicola; il rischio ipnotico è dietro l'angolo.Probabilmente il mondo sta osservando la genesi di un nuovo modo di concepire il cinema e per questo, forse, ancora non siamo del tutto pronti.Poetico.

Stelle ( da 1 a 4 ) = 3